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LA COOPERATIVA ARTI VISIVE ‘78
nella seconda metà degli anni ‘70 nel fermento di un cambiamento epocale della società si formano spontaneamente in tutto il paese gruppi e associazioni di architetti e artisti che credono al loro lavoro come espressione di impegno sociale e collettivo. In questo clima nasce la Cooperativa Arti Visive ‘78.
1978 Sono molte le domande, le questioni, gli interrogativi alla base del nostro sodalizio. Perché un certo numero di artisti e di non artisti si unisce e si organizza così, oggi? Per quale ragione  ci identifichiamo su di un terreno comune, in un tempo come il nostro di così incerte identità, di così confuse e relative certezze?  E quale risposta intendiamo dare in questo modo alle domande che le nostre scelte professionali, le nostre oggettive diversità di esperienza e di formazione e i nostri rapporti  con la società quotidianamente ci pongono?  Perché e in quale misura, insomma, la formula che abbiamo scelto della «cooperativa» può essere da noi praticata come quella giusta, come quella - speriamo - vincente, costruttiva, attiva?  Non abbiamo sicurezze né certezze definitive in questo campo, molto è affidato ancora all'invenzione e all'esperimento di volta in volta originato dal confronto all'interno della cooperativa: dalle iniziative più tradizionali, all'affrontare campi nuovi come quelli editoriale, artigianale, ecc. E tuttavia siamo certi che, pure, occorre agire, muoversi, lavorare. Siamo sicuri, insomma, che bisogna operare ed essere concretamente presenti nelle cose che ci circondano senza riduzioni, senza rinunce, senza appiattimenti o ritorni ad un possibile «grado zero» del fare.  Senza diserzioni rispetto alla realtà, alle sue circostanze, alle sue ragioni così come rispetto alle logiche ed alle crescite interne alla pittura stessa, alla dinamica e alla trasformazione dei linguaggi artistici in una società ed in una situazione storica come quella attuale.  Per questo ci siamo uniti e ci siamo ritrovati intorno ad una ipotesi che, certo, è ancora generica e imprecisa ma è già nella sua complessità e nelle sue caratteristiche qualcosa di davvero tangibile, di proponibile, qualcosa autenticamente collegato alle condizioni effettive della nostra realtà.  La formula cooperativa, infatti, ci permette di sperimentare una certa misura d'indipendenza dal mercato privato tradizionale dell'opera d'arte che pure pensiamo rimanga insostituibile nella sua funzione, ma, soprattutto, può favorire in maniera decisiva la pluralità e la dialetticità di un confronto attivo di ricerche estetiche e poetiche che hanno come asse, appunto, la storia attuale, la condizione d'oggi dell'uomo e della donna. Da questa convergenza deriva, appunto, una dimensione che a noi sembra la più fruttuosa  e la più aperta, anche per il supporto economico che concede, sul terreno della ricerca sia poetica che formale,  la più inerente alle condizioni reali della società: la più praticabile, insomma, da chi, come noi, voglia veramente partecipare alle vicende culturali e civili dell'oggi senza distrazioni interessate né mistìficazloni, pur rimanendo ciascuno all'interno del proprio specifico e ad esso non rinunciando.  Per questo, al di là d'ogni altra considerazione pure assai attiva, la scelta dell'immagine come termine di comunicazione privilegiata fra artista e pubblico è ciò che unisce e distingue i nostri pittori: dipinta o fotografata, immaginata o interpretata, l'immagine è il loro obbiettivo poetico e insieme ideologico, il loro bersaglio, il risultato a cui tendono.  Per questo abbiamo creato una cooperativa. Per parlare fra noi e alla gente all'interno di un confronto stimolante e aperto di immagini e altri prodotti diversi, senza obblighi, senza confini di opportunità, di ideologie, di gusto, di linguaggio, di mercato.  Siamo persuasi che il mestiere dell'artista, oggi, sia proprio quello evocato dal poeta Majakovski tanti anni fa: quello di creare immagini che servano da «lente d'ingrandimento» puntata sulla realtà, da strumento per leggere sempre più approfonditamente le circostanze che informano il mondo, i rapporti tra gli individui, tra le classi, tra le scuole di pensiero.  Vogliamo, insomma, che il nostro lavoro abbia un senso reale, che serva davvero per cambiare qualcosa - in positivo - all'interno dell'arte e della società d'oggi. fografia di Maria Luisa Vigant, 1978
Aderiscono in un primo tempo Eugenio Comencini, Liliana e Valentino Fiorio, Daniele Fissore, Giuseppe Grosso, Marco Longo, Franco Rasma, Marco Seveso, Maria Luisa Vigant, Vito Tongiani , l’architetto Maria Teresa Roli, Lucio De Maria, Sandra Basaglia, Beppe Marletto e Alberto Peola. Successivamente aderiranno Gian Cravero, Franz Clemente, Michele Lovisolo e Egle Scroppo.